Science Compass | Pubblicazioni scientifiche: come funziona il sistema classico e un'iniziativa innovativa di Wellcome Trust
Wellcome Trust ha recentemente lanciato una nuova rivista online open access che ha lo scopo di abbattere i tempi e i costi di pubblicazione e di innovare il sistema classico di revisione dei risultati della ricerca. E' noto, infatti, che il processo che porta alla pubblicazione non è scevro da insidie che, talora, rischiano di “allontanare” dall’obiettivo finale: creare conoscenza e progresso della medicina.
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Pubblicazioni scientifiche: dinamiche, insidie e innovazione

I risultati della ricerca biomedica possono essere considerati attendibili quando sono accreditati dalla comunità scientifica. Questo avviene attraverso la loro pubblicazione nelle riviste di settore, un processo non scevro da insidie che, talora, rischiano di “allontanare” dall’obiettivo finale: creare conoscenza e progresso della medicina.

 

La ricerca scientifica richiede tempo. Un’affermazione – assolutamente vera – che diventa una specie di mantra per chiunque abbia a che fare con il mondo della ricerca biomedica. A partire dai ricercatori, che possono impiegare anche anni solo per definire un protocollo, fino ai pazienti che aspettano fiduciosi di avere notizie.

È dunque noto che lo studio, le indagini in laboratorio, i riscontri e le verifiche abbiano bisogno di tempo perché possano essere affidabili. Ciò che forse è meno noto è che prima che i risultati di una ricerca possano essere divulgati è necessario attendere i tempi di pubblicazione sulle riviste accreditate di settore.

Ci sono tanti fattori in gioco nel procedimento “classico” di pubblicazione di un paper scientifico:

  • la stesura dell’articolo che raccolga in modo esauriente e esaustivo il lavoro di ricerca,
  • l’invio a una rivista scientifica,
  • la revisione tra pari (peer review) dell’articolo da parte di più specialisti del settore scelti dagli editori,
  • la notifica agli autori dell’esito della revisione e l’eventuale necessità di modifiche prima della pubblicazione.
  • E infine la pubblicazione, a cui segue la possibilità per i media di diffondere le nuove scoperte.

Questo è il sistema, il paradigma da seguire.

L’intero processo richiede, dunque, un considerevole dispendio di tempo, energie e denaro. A pagare è il lettore, che per avere accesso ai contenuti di una rivista scientifica deve sottoscrivere un abbonamento o comprare il singolo articolo; anche gli autori stessi, però, devono spesso sostenere dei costi di pubblicazione.

Dal 2000 prende piede lopen access, cioè il concetto di dare la possibilità a chiunque di accedere alla letteratura scientifica gratuitamente. Affianco alla tipologia tradizionale, nascono così le riviste open access, che tuttavia mantengono inalterato il paradigma della revisione tra pari e richiedono agli autori il pagamento di una quota (anche cifre considerevoli dell’ordine delle migliaia di dollari a seconda della rivista e della lunghezza/complessità dell’articolo. Qui un approfondimento di Nature) per vedere il proprio lavoro pubblicato e accessibile.

Da qualche tempo, poi, esistono alternative che hanno cercato di ovviare a quelle che vengono considerate delle vere e proprie ingiustizie, se si considera la conoscenza un bene comune e il suo progresso un vantaggio per tutti. Sono nate così piattaforme online di condivisione di materiale inedito (un esempio anche un po’ italiano è Authorea).

Il panorama attuale dell’open access, in verità, è molto vario e i ricercatori interessati possono scegliere il servizio più adatto alle loro esigenze e ai loro scopi.

In questo contesto è entrata da poco in gioco la Wellcome Trust, un’organizzazione nonprofit che figura tra i principali finanziatori di ricerca biomedica in Inghilterra. Come raccontato su Science (qui il post originale), la Wellcome Trust sta per lanciare la propria rivista online open access: si chiamerà Wellcome Open Research e sarà a costo zero sia per i lettori sia per i ricercatori che usufruiscono di fondi della charity inglese.

Il motivo di una simile iniziativa? Secondo Paul Ginsparg, fisico alla Cornell University e fondatore della piattaforma di condivisione scientifica online arXiv.org, è l’opportunità per i grandi finanziatori di avere controllo sulle modalità di diffusione dei risultati della propria ricerca, controbilanciando la perdita di tempo e denaro. Il progetto della Wellcome Trust, diversamente da altre riviste open access già esistenti (come PLOS ONE), risulta innovativo non solo perché non verrebbero richiesti agli autori oneri relativi alla pubblicazione, ma anche perché prevede il processo di peer review post pubblicazione, rendendolo oltretutto completamente esplicito (non più anonimo come avviene di norma). La Wellcome Trust sostiene che la politica di totale trasparenza del processo favorirà l’emergere di commenti realmente costruttivi da parte dei revisori, che non saranno più chiamati a prendere una decisione editoriale (cioè ad accettare o respingere un articolo). Inoltre ci si augura che il doversi prendere la responsabilità pubblica delle proprie valutazioni possa eliminare pericolose derive (conflitti di interesse, pregiudizi personali, spinte politiche…) che purtroppo affliggono l’attuale sistema, costituendo di fatto per molti la “morte” accademica. Publish or perish, cioè pubblica o muori, si dice: i ricercatori che non riescono a pubblicare vedono ridursi la possibilità di ricevere nuovi finanziamenti per la propria ricerca, mentre gli istituti per cui lavorano non possono divulgare i risultati raggiunti, a eventuale danno dei portatori di interesse.

Anche chi lavora nel campo e si occupa di queste tematiche, come il matematico dell’Università di Cambridge Timothy Gowers citato da Science, critico nei confronti del classico sistema di pubblicazione dei paper scientifici, non si sbilancia nei pronostici sul futuro dell’iniziativa della Wellcome Trust. Sebbene si tratti di un esperimento molto interessante, infatti, sarà difficile che i ricercatori biomedici decidano di abbandonare completamente il sistema tradizionale di pubblicazione, su cui si basano i parametri di valutazione a livello internazionale. Il successo di questa iniziativa è a conti fatti nelle mani dei ricercatori. C’è da chiedersi se e fino a che punto siano pronti a valutare i colleghi (e a essere poi a loro volta valutati) in un modo così diverso.

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