Science Compass | Centralità dei pazienti e industria farmaceutica
La relazione tra pazienti e industria farmaceutica sta profondamente cambiando grazie al riconoscimento del ruolo centrale del paziente nei processi di ricerca e sviluppo orientati alla cura. Nuovi modelli di interazione e collaborazione emergono e recano la promessa di una vera e propria rivoluzione positiva.
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Pazienti e industria farma: la svolta è già in atto

Portare la voce dei pazienti al cuore del processo di sviluppo del farmaco. Bel concetto, ma cosa vuol dire concretamente?

 

Ed Owen ha diretto per alcuni anni l’organizzazione inglese Cystic Fibrosis Trust per la ricerca sulla fibrosi cistica e oggi si occupa di favorire le collaborazioni tra le organizzazioni dei pazienti e i soggetti coinvolti nel processo di sviluppo del farmaco. Secondo lui i percorsi che portano alla messa a punto di nuovi farmaci sono profondamente mutati rispetto al passato, essenzialmente per due motivi che dovrebbero essere valutati con attenzione dalla comunità dei pazienti.

L’industria farmaceutica è orientata verso la produzione di terapie molto più mirate e, come si usa dire, “personalizzate” e per essere efficace deve riuscire ad ascoltare la voce dei pazienti in una fase iniziale del percorso e non può più considerarli solo come “utenti”. In altre parole è necessario partire definendo molto chiaramente quali sono gli obiettivi per migliorare la qualità della vita di una specifica comunità di pazienti - e per acquisire queste conoscenze i pazienti sono indispensabili.

Soprattutto le prime fasi della ricerca (ciò che si definisce “drug discovery”) non sono più solo appannaggio dell’industria che ricorre sempre di più alla collaborazione con la ricerca accademica. Ricerca che in molti casi è finanziata o facilitata dalle organizzazioni di pazienti e charity biomediche tramite l’erogazione di grant o la creazione di attività di supporto alla ricerca come, per esempio, i registri.

In questo panorama è cruciale il ruolo che le organizzazioni dei pazienti e le charity di ricerca biomedica possono ricoprire e il valore che possono apportare allo sviluppo di nuove terapie. Questo si può realizzare al meglio, secondo Owen, a patto che le organizzazioni di pazienti siano in grado di andare incontro a un cambio di paradigma necessario per costruire un dialogo con l’industria. Ciò vuol dire, per esempio, comprendere il fatto che lo sviluppo del farmaco è un processo fatto di successi, ma anche di molti fallimenti.

Un’altra interessante interpretazione di cosa voglia dire portare la voce dei pazienti al cuore del processo di sviluppo del farmaco, arriva da Ana Mingorance, neuroscienziata di formazione che si occupa di patient advocacy e che, per usare le sue parole, ha trascorso gli ultimi cinque anni lavorando con le organizzazioni di pazienti per far sì che le industrie farmaceutiche si interessino alle loro malattie.

Ana raccoglie alcuni spunti su questo tema in una riflessione a valle della sua partecipazione al World Orphan Drug Congress. Questi, a mio parere, i più interessanti:

  • sviluppare farmaci è un’attività estremamente costosa e i potenziali investitori devono essere della partita. In questo senso può essere molto utile coinvolgere anche nei convegni scientifici i Venture Capitalist che si stanno dimostrando sempre più interessati all’ambito delle malattie orfane, come si osserva, per esempio, per quanto riguarda la terapia genica;
  • oltre al “patient engagement” è il caso di interrogarsi anche sul concetto di “industry engament” e su come promuoverlo. Secondo Ana Mingorance è importante che le organizzazioni di pazienti siano proattive nel coinvolgere l’industria. Un esempio di buona pratica per centrare questo obiettivo potrebbe essere l’aiuto nel rimuovere alcuni ostacoli che costituiscono dei colli di bottiglia nel processo di sviluppo del farmaco, ad esempio offrendo al partner industriale l’accesso a modelli animali utili alla ricerca.

 

Un valido esempio di buona pratica per promuovere il coinvolgimento dei pazienti a tutti i livelli dello sviluppo del farmaco è rappresentato, a nostro parere, da una recente iniziativa dell’americana Parent Project Muscular Dystrophy (PPMD).

L’organizzazione ha utilizzato uno strumento conosciuto e utilizzato da chi, nell’industria, si occupa di sviluppo del farmaco, ovvero, un particolare tipo di diagramma di flusso che analizza nel dettaglio tutti i passaggi del percorso di sviluppo del farmaco e che li mette in relazione con i potenziali contributi derivanti dal coinvolgimento dei pazienti.

Su questo diagramma PPMD ha inserito i dettagli delle azioni specifiche con cui l’organizzazione può contribuire al processo: per capirci, si va dal finanziamento di progetti di ricerca esplorativa all’aggiornamento delle linee guida per la gestione della malattia alle attività di comunicazione alla comunità dei pazienti fino all’attivazione di iniziative di advocacy per promuovere percorsi accelerati di registrazione del farmaco.

Un bell’esempio di come si possa imparare il linguaggio del proprio interlocutore per stabilire un dialogo efficace.

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