Science Compass | Come si misura il "return on engagement"
Se il patient engagement è cruciale per lo sviluppo di terapie migliori, occorre trovare sistemi e parametri per misurarne l'impatto. Ciò vuol dire mettere a punto sistemi innovativi di coinvolgimento dei pazienti e quantificare il relativo "return on engagement".
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Patient engagement: se ci credo ne misuro l’impatto

Se il patient engagement è cruciale per lo sviluppo di terapie migliori, occorre trovare sistemi e parametri per misurarne l’impatto. Ciò vuol dire mettere a punto sistemi innovativi di coinvolgimento dei pazienti e quantificare il relativo “return on engagement”.

 

È oramai quasi entrato nell’uso comune il concetto di “Ritorno sull’investimento” (Return on Investment, ROI). Le organizzazioni ben strutturate, nel profit e anche nel no profit, sono sempre alla ricerca di indicatori che permettano di misurarlo molto accuratamente e di comunicarlo in modo efficace ai propri stakeholder.

Per un’azienda, la possibilità di assegnare un valore numerico all’impatto prodotto dall’investimento in una determinata attività, o comunque di quantificarlo nel modo più oggettivo possibile, è fondamentale per orientare la quasi totalità delle decisioni riguardo agli investimenti futuri.

In epoca recente si è andata affermando, nell’industria farmaceutica, l’idea che il coinvolgimento dei pazienti, il patient engagement, supporti la produzione di terapie migliori.

Dalla declinazione di questo approccio, sono nate diverse iniziative “patient-centric”, cioè incentrate sulla partecipazione della comunità dei pazienti per sviluppare farmaci che vadano incontro alle reali esigenze di chi ne usufruisce e che non si limitino a soddisfare i requisiti per l’approvazione da parte delle agenzie regolatorie.

Ora, diverse aziende farmaceutiche vogliono applicare a queste iniziative il concetto di Return on Engagement (ROE) cioè vogliono misurare l’impatto delle attività di coinvolgimento dei pazienti.

Ciò sembrerebbe indicare che le iniziative patient-centric siano sempre di più percepite e gestite all’interno dell’azienda come parte integrante del processo produttivo e non, come talvolta è stato insinuato, una sorta di tributo concesso alla comunità dei pazienti per motivi di immagine o di relazioni.

Un recente studio svolto negli USA dal Tufts Center for the Study of Drug Development, centro studi che si occupa di processi di sviluppo del farmaco, e dalla organizzazione no profit DIA (Driving Insights to Action), una sorta di acceleratore di innovazione tecnologica in ambito di salute,  ha cercato proprio di identificare i fattori a cui le aziende dovrebbero prestare attenzione per sviluppare un metodo di valutazione del ROE.

Tramite l’analisi approfondita di diverse iniziative patient-centric, lo studio è giunto alle seguenti conclusioni:

E' fondamentale definire dall’inizio il senso del patient engagement per l’industria e per i pazienti: in altre parole, che tipo di ritorno ci si aspetta;

Per ottenere risultati complessivamente significativi è utile applicare una molteplicità di approcci più o meno complessi e onerosi: dalla creazione di advisory board con i rappresentanti dei pazienti al coinvolgimento nella stesura dei protocolli clinici al rafforzamento del supporto logistico per la partecipazione ai trial;

E' necessario individuare indicatori efficaci: per esempio, l’efficienza nello svolgimento dei trial in termini di costi e tempistica, il feedback dei partecipanti ai trial, la visibilità dell’iniziativa sia all’interno dell’azienda sia verso il pubblico esterno e, nel lungo periodo, l’impatto sul valore economico dell’azienda.

Lo studio fornisce uno spunto di riflessione interessante anche per i pazienti che certamente si interrogano su quali siano, dal loro punto di vista, gli indicatori più importanti per misurare l’impatto delle energie investite nel patient engagement.

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