Science Compass | Comitato Scientifico nelle associazioni dei pazienti
Il Comitato Scientifico di un’associazione di pazienti che finanzia la ricerca non è sempre l'organo adatto ad effettuare la valutazione dei progetti da finanziare.
comitato scientifico, finanziamenti alla ricerca, pazienti, associazioni dei pazienti, malattie rare, malattia, malattie croniche, progetti di ricerca, ricerca scientifica
17359
post-template-default,single,single-post,postid-17359,single-format-standard,cookies-not-set,qode-news-1.0.2,qode-quick-links-1.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,side_area_uncovered_from_content,vss_responsive_adv,vss_width_768,qode-theme-ver-16.7,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.5.2,vc_responsive

Ma allora, licenzio il mio Comitato Scientifico?

Il Comitato Scientifico di un’associazione di pazienti che finanzia la ricerca non è sempre l’organo adatto ad effettuare la valutazione dei progetti da finanziare.

 

Qualche tempo fa ho affrontato in una serie di video [1] il tema della valutazione della ricerca: le reazioni sono state per lo più positive ma molti sono stati spiazzati dalle considerazioni che riguardavano il ruolo dei Comitati Scientifici delle associazioni dei pazienti.

Partiamo da una considerazione generale: per un’organizzazione che finanzia ricerca, sia essa una piccola associazione di pazienti o una grande fondazione (quindi indipendentemente dalla sua natura e dalle sue capacità economiche), è importante dotarsi sempre di sistemi di valutazione delle proposte che sono presentate alla sua attenzione.

Anzi, più limitate sono le risorse e più diventa cruciale amministrarle nella maniera piùoculata.

Avvalersi di metodi collaudati (e quindi affidabili) per valutare quale progetto abbia maggiori possibilità di fare avanzare la ricerca verso il compimento della nostra missione è prima di tutto un dovere se, come associazione o come charity, operiamo nell’interesse di una comunità di portatori d’interesse.

L’impresa scientifica ha sempre una componente di rischio ed è necessario intraprenderla con i migliori presupposti.

Anche se non possiamo garantire al 100% che le scelte che prenderemo porteranno a benefici concreti per le persone che ci hanno affidato un ruolo decisionale, abbiamo la responsabilità di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per operare scelte informate e competenti.

Tra l’altro, la certezza assoluta della riuscita di un progetto non può garantirla nessuno, neanche il ricercatore che ci chiede il finanziamento, fosse pure un premio Nobel: diffidate di chi bussa alla vostra porta con promesse di successo sicuro per il futuro dei vostri figli. E anche se non dobbiamo dubitare che le intenzioni siano le migliori, il suo “parere” sul progetto che svolge (o che ha in mente) e che ci sta proponendo, sarà necessariamente “di parte”.

Quello che il proponente può fare è fornire tutte le indicazioni utili a farsi un’idea della fattibilità, della pertinenza e della validità strategica del progetto rispetto ai nostri obiettivi e ciò che noi dobbiamo fare è mettere tutti questi argomenti nelle mani di qualcuno che sia in grado di valutarli e di consigliarci sulla opportunità o meno di sostenere il progetto.

Alla fine è nostra la decisione e nostra la responsabilitàdi spiegarla alla nostra comunità di riferimento.

Perché penso che il soggetto più indicato per consigliarci sui progetti da finanziare non sia il comitato scientifico dell’associazione?

Perché nella maggior parte dei casi che conosco (diverse decine), il comitato scientifico viene costituito molto prima che sia presa la decisione (o che emerga l’opportunità) di erogare sostegni economici alla ricerca. E quindi si tratta quasi sempre di un comitato scientifico di esperti della malattia scelti solo sulla base di questa specifica competenza.

Coloro che valutano un progetto devono possedere una competenza specifica sulla materia del progetto stesso. Questo è l’unico modo per assicurarci una valutazione davvero competente di tutte le proposte che ci vengono presentate. Anche all’interno della comunità scientifica attiva su uno stesso gruppo di patologie, le specializzazioni per affrontare tutte le problematiche collegate a quel macro-tema sono moltissime.

Per questo motivo avvalersi sempre dello stesso gruppo di revisori ogni volta che dobbiamo prendere una decisione di finanziamento non è una strategia efficace: per quanto i membri del nostro comitato scientifico siano esperti nel proprio campo, è abbastanza improbabile che possano fornire sempre tutte le competenze di cui abbiamo bisogno per prendere la decisione migliore.

Questo, per inciso, vale sia nel caso che abbiamo pubblicato un bando competitivo sia che vogliamo rispondere a richieste arrivate spontaneamente dai ricercatori.

Se avete un comitato scientifico in cui siedono ricercatori che stimate, piuttosto date anche a loro l’opportunità di presentarvi (da esterni) i loro progetti che farete, ovviamente, valutare da revisori ad hoc.

Quindi, per tornare alla domanda iniziale: un comitato scientifico non è utile o superfluo di per sé, tutto dipende da come ci avvaliamo nel suo supporto.

Per approfondire il ruolo del Comitato Scientifico e trovare alcune indicazioni per impostare una relazione efficace agli scopi dell’associazione, potete leggere questo post.

 

[1]https://youtu.be/MfqBq4UZHYY

https://youtu.be/lwfpq3Rfzhc

https://youtu.be/-qQetquJTTo

No Comments

Post A Comment

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.