Science Compass | Big Data e persone
Sentiamo parlare sempre più spesso di Big Data, soprattutto in ambito bio-medico. Secondo gli esperti che se ne occupano, quella dei Big Data è una vera e propria rivoluzione già in atto e destinata ad avere un impatto sempre più significativo sulla ricerca e sulla pratica medica.
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La rivoluzione dei Big Data è già qui

Sentiamo parlare sempre più spesso di Big Data, soprattutto in ambito bio-medico. Secondo gli esperti che se ne occupano, quella dei Big Data è una vera e propria rivoluzione già in atto e destinata ad avere un impatto sempre più significativo sulla ricerca e sulla pratica medica.

 

Un’immagine efficace per descrivere la portata del fenomeno Big Data è quella della classica goccia di sangue che ci viene prelevata per alcuni esami biochimici standard, come, ad esempio, la misurazione della glicemia.

Il panorama tecnologico nel quale ci muoviamo oggi è tale per cui su quella semplice goccia di sangue possono essere effettuate una miriade di analisi (misurazione di proteine, identificazione di geni etc..,) e tutti i valori così ricavati possono essere abbinati a moltissime altre informazioni che ci riguardano, come la nostra età, la storia clinica, le abitudini alimentari, il lavoro che facciamo e così via.

In sintesi, una goccia del nostro sangue può essere tradotta in qualcosa come 50 Gigabyte di dati.

Ma a cosa servono tutti questi dati?

Questo tipo di analisi, che sfrutta la potenza di calcolo degli strumenti informatici, consente a medici e ricercatori di individuare correlazioni che fino a pochi anni fa erano impossibili da evidenziare.

Tipicamente siamo abituati al medico che legge i risultati delle nostre analisi e li interpreta mettendoli in relazione a dei valori di riferimento per evidenziare eventuali anomalie.

Con l’introduzione dei Big Data nella pratica medica, i nostri dati sono analizzati insieme a quelli di milioni di altri individui producendo una diagnosi ultra-dettagliata e una terapia praticamente personalizzata perché tiene conto di molteplici fattori che possono influenzarla.

Allo stesso tempo, questo processo di comparazione genera un aumento della conoscenza su tutta la popolazione. Conoscenza che si tradurrà in processi più efficaci di prevenzione e di cura.

Una sfida da superare per far sì che i Big Data diventino a tutti gli effetti una realtà nella pratica medica riguarda la formazione di medici e ricercatori nella interpretazione dei dati, con il supporto dell’informatica, e nella raccolta delle informazioni che sono l’ingrediente di partenza di tutto il processo e dalla cui qualità dipende la bontà del risultato.

In altre parole, la cartella clinica non è più una raccolta di annotazioni ad uso di un medico o di un’equipe, ma deve poter essere facilmente tradotta in categorie standard confrontabili con quelle raccolte da milioni di altri pazienti, in molti casi anche residenti in altri paesi.

Ma, al di là degli aspetti metodologici, la sfida principale dei Big Data è certamente rappresentata dalla condivisione delle informazioni.

Il potenziale rivoluzionario di questo tipo di ricerca sta, infatti, nel mettere insieme le informazioni provenienti dal numero più ampio possibile di individui.

Per consolidare l’uso dei Big Data nella bio-medicina sarà necessario lavorare sempre meglio per gestire i dati garantendo la tutela delle persone che li hanno messi a disposizione.

Approfondiremo le molteplici implicazioni di questo tema in un articolo successivo.

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