Science Compass | Qual è l'impatto della ricerca scientifica dal punto di vista del pubblico e dei beneficiari?
Cresce l'enfasi sull'impatto della ricerca scientifica: sempre di più i finanziatori e i ricercatori sono chiamati a mostrare l'impatto del proprio operato. Che tipo di impatto avrà è la ricerca che si sostiene e per la quale si raccolgono fondi? Questa è la domanda che le associazioni dovrebbero sempre porsi, facendo attenzione che l’impatto va misurato in termini di ricadute concrete per il pubblico (che sostiene anche con le proprie donazioni) e per i beneficiari diretti delle proprie iniziative.
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Impatto è il nome del gioco

Impatto è il nome del gioco

Che tipo di impatto si aspettano i sostenitori e i beneficiari dell’impresa scientifica? A cosa attribuiscono valore?

 

Le organizzazioni con cui lavoriamo si occupano di malattie molto diverse tra loro e si misurano con realtà e problematiche altrettanto diverse. Ma hanno due cose in comune: sostengono la ricerca scientifica e raccolgono fondi per farlo.

Di conseguenza, tutte si misurano con la difficoltà che queste imprese comportano.

La ricerca scientifica è forse uno degli argomenti più difficili da “maneggiare” per i non addetti ai lavori e da trasformare in “buona causa” per raccogliere fondi.

Nonostante la ricerca sia l’unico strumento possibile per realizzare innovazione e aprire nuove prospettive di cura, si tratta di un’attività ad alto rischio, a lungo termine e, per certi versi, intagibile. Chi finanzia la ricerca sa bene quanto sia complesso individuare progetti che producano i risultati desiderati e quanto sia difficile misurare l’impatto del proprio investimento.

Eppure, è sulla capacità di quantificare e mostrare l’impatto del proprio operato che si gioca la partita delle organizzazioni non profit, incluse quelle dedicate al sostegno della ricerca scientifica.

Che tipo di impatto avrà è la ricerca che sosteniamo e per la quale raccogliamo fondi? Questa è la domanda che ci si dovrebbe porre sempre, facendo attenzione che l’impatto va misurato in termini di ricadute concrete per il pubblico (che sostiene anche con le proprie donazioni) e per i beneficiari diretti delle nostre iniziative.

Mentre, la comunità scientifica è abituata a misurare l’impatto del proprio operato basandosi sulle pubblicazioni e sugli indici bibliometrici – che tentano di descrivere il valore della ricerca utilizzando parametri come, per esempio, il numero di citazioni ricevute dagli articoli pubblicati –  questi “argomenti” hanno poco significato per il pubblico e spesso sono fonte di critiche all’interno della comunità scientifica stessa perché non sempre colgono il reale potenziale e il reale impatto degli studi.

Per poter attribuire valori concreti all’impatto della ricerca, si stanno sviluppando numerosi criteri e sistemi di misurazione. E noi di Science Compass li tratteremo, nei prossimi post, sistematicamente.

Iniziamo oggi ripotandovi una ricerca interessante condotta nel Regno Unito che ha cercato di indagare come il pubblico e la comunità scientifica valutano l’impatto della ricerca. Lo studio è stato realizzato attraverso un questionario e interviste ad hoc e mirava ad evidenziare aree di convergenza e aree di differenza. Riportiamo nella tabella sotto le prime 6 voci di impatto per il pubblico e il valore che ad esse hanno assegnato i ricercatori.

tabella-impatto impresa scientifica

Il pubblico attribuisce dunque un grande valore alla ricerca che ha un impatto sui costi sanitari, riducendoli. Insieme a questo aspetto apprezza la formazione dei giovani ricercatori ma – a differenza degli scienziati – non assegna un valore alto alla formazione finalizzata alla carriera accademica degli stessi.

Al di là di tutte le considerazioni metodologiche, indagini di questo tipo potrebbero essere utili anche nel nostro Paese perché aiuterebbero a pianificare strategie di sostengo della ricerca tarate sull’impatto a cui aspirano i beneficiari e i sostenitori dell’impresa scientifica.

Di “impatto” parliamo anche in questo post

1 Comment
  • Cristina Rosazza
    Posted at 22:04h, 13 febbraio Rispondi

    Che tipo di impatto avrà una ricerca?
    E’ una domanda importante sia per i ricercatori, che per i finanziatori dei progetti.

    Partiamo dal presupposto che una ricerca scientifica può essere di base o applicata. Nel primo caso l’obiettivo è l’avanzamento delle conoscenze, senza uno scopo immediato , per soli fini conoscitivi.
    La ricerca applicata, invece, ha lo scopo di rispondere a una domanda specifica, di trovare una soluzione a un problema pratico. Sebbene il confine tra i due tipi di ricerca non sia sempre netto, è bene chiarire il più possibile che impatto avrà una ricerca (applicata), se immediato, nel breve o nel lungo periodo, in modo che le aspettative siano adeguate.

    I ricercatori rispondono a logiche diverse da quelle del pubblico, e lo studio condotto nel Regno Unito conferma questa differenza. Per il pubblico è fondamentale che la ricerca abbia un impatto sulle cure e sui costi. E’ secondario che la ricerca produca conoscenza eccellente. Il pubblico risulta quindi più focalizzato su risultati immediati o a breve termine.
    Per la ricerca invece sono più importanti le questioni metodologiche: è cruciale che i dati di uno studio siano riproducibili e che un approccio si dimostri inefficace. Si punta all’eccellenza, lasciando in secondo piano il problema dei costi.
    Come ricercatrice condivido il primo punto, ovvero che i dati siano robusti e replicabili, mentre faccio più fatica a capire il secondo punto, poco propositivo, volto a dimostrare l’inefficacia di un approccio.
    E’ chiaro che la comunità scientifica e il pubblico hanno visioni diverse; tuttavia queste possono conciliarsi.

    Personalmente credo che un ricercatore dovrebbe avere sempre in mente lo scopo ultimo del suo lavoro, ovvero come questo può cambiare, anche solo in parte, la pratica clinica. Il percorso può essere molto lungo, ma l’obiettivo dovrebbe essere chiaro, e le energie dovrebbero essere finalizzate alla ricerca di una risposta a un’esigenza reale. Va da sé che più una ricerca ha un obiettivo chiaro e un impatto forte in un periodo non troppo lungo, maggiori saranno le probabilità di trovare fondi di finanziamento.
    Come ricercatrice che lavora in ambito preoperatorio, mi accorgo che pensare all’impatto clinico del mio lavoro non solo è importante per cercare fondi, ma è anche motivante perché significa tradurre le parole di uno studio in una pratica utile e, in definitiva, migliorare le condizioni di vita di persone che soffrono.

    Cristina Rosazza, PhD
    http://www.cristinarosazza-neuroscienze.it

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