Science Compass | Pazienti nell'impresa medico-scientifica
Il coinvolgimento e l partecipazione dei pazienti nelle decisioni che hanno a che fare con la ricerca e la cura sono ormai riconosciuti come elementi imprescindibili e utili per innovare l'impresa medico-scientifica. Ma il processo per essere efficace dele essere "bidirezionale" e saper cogliere davvero i contributi peculiari che i portatori d'interesse possono offrire. Le agenzie del farmaco negli USA e in Europa si sono mosse in questa direzione.
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Formazione e coinvolgimento per integrare i pazienti nelle decisioni

Che sia doveroso ma anche utile è indubbio. Ma quali sono le iniziative realizzate finora per coinvolgere davvero i pazienti e, alla fine, integrare il loro punto di vista nelle decisioni che hanno a che fare con la ricerca e la cura?

 

Ultimamente partecipazione e coinvolgimento dei pazienti nelle questioni della ricerca e della cura sono i due temi forse più ricorrenti nella discussione intorno alle malattie rare. I diversi stakeholder dell’impresa medico-scientifica riconoscono e affermano con crescente enfasi quanto sia importante rivedere l’impostazione del sistema alla luce non solo dei bisogni  ma anche della peculiare (e strategica) prospettiva che i pazienti portano alla luce. Addirittura l’industria farmaceutica sta inserendo nei propri organigrammi figure come il “patient advocacy manager”, mentre eventi tematici sono organizzati proprio al fine di definire strategie e modelli di comportamento nella relazione tra le aziende e i pazienti.

È chiaro che la possibilità per i pazienti di cavalcare l’ondata di opportunità che si intravede all’orizzonte, di partecipare in modo costruttivo alla pianificazione della ricerca e alla ottimizzazione/realizzazione di una presa in cura migliore è strettamente correlata alla conoscenza del settore e alla capacità di rappresentare le istanze delle comunità. Per questo esistono diverse iniziative che forniscono formazione ai pazienti. Per esempio, Eupati, l’Accademia Europea dei Pazienti nata proprio per formare i pazienti rispetto ai temi della ricerca scientifica: di qui escono i “pazienti esperti” che possono partecipare a pieno titolo.

D’altro canto la formazione da sola non basta: alla base di una reale partecipazione deve esserci anche un impegno e una reale assunzione di responsabilità da parte dei pazienti.

Ma quali sono, invece, le iniziative già pronte a recepire i pareri e i contributi dei pazienti esperti? Quali le iniziative in cui la visione e la voce dei pazienti è già integrata nei processi decisionali dell’impresa medico-scientifica?

Vi avevamo già proposto in questo post il caso del British Medical Journal e del ruolo dei pazienti come revisori degli articoli scientifici. Qui vi proponiamo un altro esempio, quello delle agenzie regolatorie del farmaco che, sia negli USA che in Europa, stanno portando avanti progetti strutturati di coinvolgimento dei pazienti. Si tratta di iniziative in cui il flusso è bidirezionale: dall’ente verso la comunità dei pazienti e dalla comunità dei pazienti verso l’ente. Il bello di queste iniziative è che il contributo del paziente è riconosciuto come un contributo di valore e, per questo, incorporato nelle decisioni finali.

Prima di tutto c’è l’EMA (European Medicine Agency), l’ente responsabile della valutazione, della supervisione e del monitoraggio dei farmaci sviluppati dalle aziende farmaceutiche e utilizzati nell’Unione Europea. Fin dalla sua creazione nel 1995, l’EMA ha stabilito una relazione costante con le comunità dei pazienti in Europa, interagendo con le associazioni di tutela e laiche. Questa relazione si è sviluppata negli anni al punto che oggi quasi tutte le commissioni tecnico-scientifiche dell’agenzia coinvolgono al loro interno uno o due rappresentanti dei pazienti. Queste figure sono scelte in base alla loro capacità di rappresentare le istanze dell’intera comunità che tutelano e si assumono la responsabilità di fornire pareri su malattie specifiche portando in valutazione dati di vita reale. Inoltre sono coinvolte nella stesura di linee guida, e partecipano alla discussione per l’autorizzazione dei farmaci in Europa (a questo link tutte le informazioni per chi abbia il desiderio di capire e informarsi e – perché no – un giorno anche candidarsi).

Anche l’analoga agenzia americana, la Food and Drug Administration (FDA), ha creato una commissione dedicata al coinvolgimento dei pazienti. Trovate qui la pagina corrispondente. Questa commissione ha lo scopo di assicurare che i bisogni e le esperienze dirette dei pazienti siano incluse nelle delibere dell’agenzia su questioni importanti come le norme sui dispositivi medici e il loro utilizzo da parte dei pazienti. Coinvolge inoltre i pazienti o i loro rappresentanti insieme agli esperti per favorire una discussione e una decisione allargate.

Se aziende farmaceutiche, autorità regolatorie, riviste scientifiche stanno andando in una direzione chiara, siamo forse all’inizio di una rivoluzione. E gli istituti di ricerca? Pubblici o privati che siano, che tipo di strategie stanno mettendo in atto per coinvolgere – in modo bidirezionale – i pazienti nei propri programmi finalizzati alla cura?

L’esigenza di aprire le porte della scienza e della ricerca alla cittadinanza e ai portatori di un interesse diretto, i pazienti appunto, si fa sempre più pressante per questioni economiche, etiche e sociali. E il coinvolgimento dei pazienti non dovrebbe essere visto solo come un dovere o una necessità. Come dimostrano le iniziative riportate, è soprattutto un’opportunità.

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