Science Compass | L'impatto di un'organizzazione non profit è il risultato di una strategia a lungo termine
L'impatto di un'organizzazione non profit, incluse le associazioni dei pazienti, non è la realizzazione di un progetto ma il risultato di una strategia a lungo a termine che prevede analisi dello scenario nel quale ci si muove, pianificazione e adozione di metodi di valutazione.
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Corsa all’impatto

Ciò che una organizzazione non profit (fondazione o associazione di pazienti che sia) persegue come suo fine ultimo è operare un cambiamento. Ci si aspetta che le proprie azioni, gli investimenti, lascino un segno reale e duraturo, abbiano cioè un impatto.

 

Ma che cos’è l’impatto? Anche se molte organizzazioni sembrano intenderlo in questo modo, l’impatto non può essere considerato il semplice compimento di un progetto o la realizzazione di uno strumento. Sarebbe una risposta troppo semplice in un contesto complesso.

L’impatto è il risultato di una strategia a lungo termine.

Può succedere che, raggiunto un obiettivo, un’organizzazione commissioni una valutazione dell’impatto del proprio operato e che l’analisi restituisca un esito peggiore delle attese, con conseguente delusione da parte dell’ente. Questo in genere accade perché, sull’onda dell’entusiasmo e della fretta di arrivare al risultato, vengono ignorati dei passaggi fondamentali come un’analisi dello scenario nel quale ci si muove e di tutti i fattori in gioco (per esempio la presenza in campo di altri attori col medesimo obiettivo).

Per ottimizzare il proprio investimento e avere la prospettiva concreta che questo sia efficace nel tempo, è necessario avere una visione strategica che risponda alla domanda che ogni non profit dovrebbe porsi prima di intraprendere qualsiasi azione: come avviene il cambiamento nel mio settore di interesse?

Per prima cosa, dunque, bisogna partire da una “teoria del cambiamento”, che si sviluppa da un’analisi approfondita dello scenario globale inerente all’obiettivo.

Qui la tecnologia e la filosofia dell’open-access e della trasparenza – adottata ormai da molte organizzazioni filantropiche – possono aiutare molto: condividere dati e obiettivi con l’intero settore crea l’opportunità di avere nuove collaborazioni e fornire informazioni utili ai decision-maker; inoltre può aiutare gli altri attori a capire cosa funziona e cosa no nelle loro strategie. Un altro vantaggio da considerare è che grazie alla condivisione e al confronto è possibile vedere bisogni che ad altre organizzazioni sono sfuggiti oppure non duplicare progetti con obiettivo a lungo termine che altri hanno già finanziato. In questo modo si risparmiano tempo e risorse, accelerando il processo verso il cambiamento.

Il secondo step consiste nell’articolare un modello logico che spieghi come realizzare ciò che ci si è prefissi.

Infine si devono identificare approcci specifici, la cui efficacia verrà valutata sulla base di un metodo.

Possedere un metodo di valutazione, infatti, è la sola cosa che consente di sapere se tutto il lavoro svolto sta effettivamente producendo un cambiamento.

Come appare evidente, si tratta di un lavoro di pianificazione non banale, che necessita di personale formato adeguatamente. Persone che sappiano esaltare l’utilizzo di strumenti della tecnologia e della logica fredda con la creatività, il pensiero critico e l’orientamento al risultato.

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