Science Compass | Chi sono i mecenati della biomedicina
Il progresso non si realizza solo grazie alla creatività degli scienziati. Le scienze biomediche sono da sempre terreno di un mecenatismo variegato e multiforme.
Science Compass, Prof. Pietro Redondi,
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i mecenati della biomedicina

Chi sono i mecenati della biomedicina

Il progresso non si realizza solo grazie alla creatività degli scienziati. Le scienze biomediche sono da sempre terreno di un mecenatismo variegato e multiforme.

Che la ricerca scientifica sia un’attività che scaturisce dalla curiosità dello scienziato è vero solo in parte. Storicamente la scienza è stata sempre fortemente condizionata dagli interessi e dagli obiettivi dei soggetti che si sono fatto carico di sostenerla e incentivarla. I mecenati.

Lo descriveva bene il Prof. Pietro Redondi nel suo testo “Breve Storia del Mecenatismo Scientifico” in cui ripercorreva le tappe salienti del mecenatismo nella storia della scienza moderna. Il lavoro, pubblicato sulla rivista online Golem L’Indispensabile, promossa da Umberto Eco, oggi non si trova più in rete. Ma, grazie ad una stampa del documento conservata accuratamente tra le mie carte alcuni anni fa, posso riproporne oggi alcuni spunti. Questo esercizio può aiutare a capire come si è arrivati al complesso scenario attuale in cui numerosi soggetti si occupano di garantire sostegni, incentivi e incoraggiamenti alla ricerca, agendo a tutti gli effetti da mecenati e perseguendo finalità specifiche e distintive.

Il rinascimento

La prima forma di mecenatismo scientifico si manifestò all’interno delle corti rinascimentali, con la nascita della scienza moderna grazie al sostegno di principi che erano a loro volta studiosi della natura direttamente interessati alla ricerca. Il principe si aspettava che lo scienziato, in cambio dei suoi favori, facesse risplendere la corte di sempre nuove meraviglie naturali, invenzioni o congetture.

Dalla seconda metà del 1600, il mecenatismo del principe rinascimentale venne soppiantato da quello delle monarchie assolute: lo Stato assunse il ruolo di mecenate e gli scienziati divennero un nuovo corpo in seno alla amministrazione statale. Gli accademici reali godevano di grandi privilegi ma erano tenuti a fornire allo Stato funzioni di consulenza in materia tecnica ed economica.

Dopo la Rivoluzione Francese

Con la Rivoluzione Francese venne conferito alla Nazione il compito di far progredire le scienze. E buona parte del XX secolo è stata caratterizzata da questo tipo di mecenatismo scientifico: lo Stato non si limitava più a finanziare un élite di scienziati, ma investiva risorse per formare un gran numero di scienziati e per il perseguimento di un progresso scientifico considerato necessario nell’interesse della Nazione e della società in generale. Le scoperte scientifiche diventarono di dominio pubblico. Contemporaneamente, gli interessi economici e le guerre crearono le condizioni per una nuova forma di mecenatismo scientifico, in cui alcune grandi industrie fecero la parte dei campioni.

In questo modo, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi, la scienza è divenuta il terreno di vasti interessi economici e commerciali.

Lo scenario attuale

Si è affermata, così, la modalità di una committenza privata che agisce per scopi quasi esclusivamente applicativi e sulla spinta di un ritorno rapido e quantificabile. Committenza privata che, almeno nel campo delle scienze biomediche, già a partire dalla seconda metà del 1900, non è più soltanto quella industriale ma coinvolge in modo crescente anche soggetti non profit. Nella maggior parte dei casi, queste organizzazioni nascono dalla volontà dei portatori d’interesse, il malato o i genitori del malato, che si assumono il compito di far progredire la ricerca biomedica per trovare soluzioni a malattie incurabili. Anche queste realtà agiscono da mecenati e i fondi che investono derivano o da patrimoni donati alla causa (raramente) o da attività di raccolta di donazioni dal pubblico (più comunemente).

È interessante notare come il fenomeno non sia circoscritto alle malattie che sono tipicamente al di fuori dei grandi interessi pubblici e industriali, ad esempio le malattie molto rare sulle quali, per via dei numeri, non si generano ritorni significativi. Ma riguarda anche malattie diffuse come il cancro, ambito nel quale gli interessi industriali e il coinvolgimento delle istituzioni sanitarie sono fortissimi e muovono risorse incalcolabili.

È verosimile, quindi, che il mecenatismo scientifico del committente non profit sia determinato non solo dal bisogno primario di trovare la cura ma anche dalla volontà di poter indirizzare e, in qualche modo, gestire l’agenda della ricerca scientifica, non delegando del tutto ad altri questo ruolo.

La preoccupante diminuzione delle risorse messe a disposizione dallo Stato per la ricerca, sta generando anche un’altra tendenza nelle società scientifiche e negli enti di ricerca, che sempre più spesso infatti mutuano strumenti di raccolta fondi dai cittadini per reperire risorse che poi distribuiscono all’interno della comunità di cui fanno parte, agendo anch’essi, a tutti gli effetti, da mecenati.

Oggi, quindi, sono molti e diversi i soggetti che si occupano di sostenere la ricerca scientifica, con obiettivi e strumenti di scelta e verifica spesso diversi: lo Stato, le industrie, gli enti non-profit e gli scienziati stessi. A questi, non dobbiamo dimenticare di aggiungerne un altro, il cittadino, che, attraverso le tasse prima e le donazioni poi, si comporta da mecenate, nel senso più idealistico del termine, non avendo spesso alcun interesse personale e diretto nei confronti di ciò che incentiva.

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