Science Compass | Breve storia della citizen science
“Prendere parte, far parte, cioè essere, trovarsi, intervenire insieme con altri a qualche cosa” e ancora “prendere parte attiva, interessarsi fattivamente, collaborare” sono alcuni dei significati che il vocabolario della lingua italiana attribuisce al verbo partecipare.
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Breve storia della citizen science

“Prendere parte, far parte, cioè essere, trovarsi, intervenire insieme con altri a qualche cosa” e ancora “prendere parte attiva, interessarsi fattivamente, collaborare” sono alcuni dei significati che il vocabolario della lingua italiana attribuisce al verbo partecipare.

 

Partecipare, una parola di per sé affascinante, bella, importante. Accompagna subito il pensiero dal concetto di individuo a quello di comunità e di società. Perché – sembrerà ovvio – non si partecipa a un obiettivo comune da soli.

Dal ‘900 in poi, da quando cioè la scienza e lo sviluppo tecnologico pervadono tutti gli aspetti della nostra quotidianità, il termine partecipare assume un’importanza sempre maggiore anche nei contesti accademici e di policy making: la partecipazione dei cittadini, del pubblico laico, all’interno dei processi scientifici (per fare scienza) e decisionali (per prendere decisioni) comincia a essere considerata uno strumento per il progresso delle scienze e in generale delle nazioni.

Il percorso che ha portato a riconoscere come una risorsa il public engagement (la partecipazione pubblica) e che ha favorito il proliferare di progetti di citizen science (la scienza dei cittadini, di cui parleremo nel prossimo post) è affascinante. Conoscerlo permette di capire molto del panorama attuale, di interpretare le offerte esistenti e di sfruttare opportunità e strumenti per essere cittadini attivi.

Abbiamo riassunto le tappe principali della storia della citizen science in questa infografica.

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Particolari contingenze storiche e sociali hanno contribuito alla nascita e all’affermazione della partecipazione pubblica nella scienza. La natura eterogenea di queste spinte ha fatto sì che il fenomeno abbia assunto declinazioni diverse a seconda dei contesti. Dagli open-day alle giurie di cittadini, dalle consensus conference ai focus group, ciò che accomuna le differenti manifestazioni è il principio del coinvolgimento dei “non esperti”, cioè del pubblico che fino a pochi decenni fa era visto solo come il target di una certa azione di comunicazione o servizio. Ora, invece, i “non esperti” sono anch’essi soggetti attivi, attori dei processi scientifici e decisionali, non solo un’entità da consultare ma anche invitata a contribuire al fine comune (Rowe&Frewer, 2005).

 

In base ad alcune caratteristiche – quali natura e numero dei partecipanti, metodo partecipativo e struttura, effetto del processo partecipativo (Bucchi e Neresini, 2008) – è possibile distinguere tre principali categorie di iniziative di partecipazione pubblica:

1) Comunicazione pubblica della scienza – lo sponsor promotore del progetto (istituzioni pubbliche, enti di ricerca, imprese, etc.) coinvolge il pubblico ma in realtà il flusso di informazione è unidirezionale e il target è il pubblico; non c’è vero dialogo né creazione di nuove conoscenze (risponde in pratica al modello di deficit, accennato nella time-line).

2) Consultazione pubblica – il flusso di informazione è bidirezionale perché si instaura un dialogo tra lo sponsor e il pubblico, con l’interesse all’ascolto di tutte le posizioni.

3) Inclusione pubblica – non si può identificare un flusso di informazione perché specialisti e non specialisti collaborano fin dall’inizio del progetto per un obiettivo comune. Una forma particolare è il forum ibrido (Callon, Lascoumes e Barthe, 2001), che in un certo senso va oltre l’inclusione pubblica promuovendo la creazione di una vera e propria identità comune tra “esperti” e “non esperti”. In un simile contesto i profani sono costretti a mettere in relazione i loro dati di esperienza con le categorie più generali e astratte degli specialisti, mentre questi ultimi sono indotti a tener conto del sapere pratico di cui sono depositari i profani. Inoltre nei forum ibridi il sapere esperto e il sapere non esperto devono nascere da processi comuni in cui sia specialisti sia non specialisti interagiscano attivamente. Lo scopo è produrre nuove conoscenze scientifiche (co-produzione del sapere).

Fonti e approfondimenti

Bucchi M, Neresini F (2008). Dal deficit al dialogo, dal dialogo alla partecipazione – e poi? Modelli di interazione tra scienza e pubblico. Rassegna Italiana di Sociologia, n.3, 2008.

Bucchi M, Neresini F (2008). Science and public participation. Cap. 19. In Hackett E, Amsterdamska O, Lynch M (a cura di), Handbook of Science and Technology Studies – Third Edition, Cambridge, Mass: MIT press, 2008, p. 449-473.

Callon M (1999). The Role of Lay People in the production and dissemination of scientific knowledge. Science, Technology&Society 4(1): 81-94

Callon M, Lascoumes P, Barthe Y (2001). Agir dans un Monde incertain: Essai sur la democratie Technique. Paris: Editions de Seuil.

Cerroni A. e Simonella Z. (2014), Sociologia della scienza. Capire la scienza per capire la società contemporanea, Carocci

editore, Studi Superiori, Roma.

Rowe G, Frewer L.J (2005). A typology of Public Mechanisms. Science, Technology&Human Values 30(2): 251-90.

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