Science Compass | Visione lungimirante e obiettivi realizzabili: il concetto di doable per i filantropi contemporanei
I filantropi contemporanei, che sostengono importanti progetti per risolvere i problemi dell'umanità, hanno due caratteristiche: visione lungimirante e focus su obiettivi realizzabili. E' il concetto del “doable” a guidare le loro scelte.
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Ambiziose ma “fattibili”: le grandi operazioni filantropiche

I filantropi contemporanei, che sostengono importanti progetti per risolvere i problemi dell’umanità, hanno due caratteristiche: visione lungimirante e focus su obiettivi realizzabili. E’ il concetto del “doable” a guidare le loro scelte.

 

Con un patrimonio di 43 miliardi di dollari dedicati alla fondazione che porta i loro nomi, Bill e Melinda Gates si sono impegnati per vincere sfide ambiziose quali l’eradicazione totale di malattie come Aids, polio e malaria.

Uno dei principali fondi filantropici esistenti al mondo, dal nome suggestivo “END” e presieduto da Bill Campbell che proviene dai vertici del mondo finanziario statunitense, ha come obiettivo quello di combattere le principali malattie tropicali neglette. Secondo Campbell, mettere fine a queste malattie entro il 2030, darà un impulso all’economia dei paesi dell’Africa sub-sahariana equivalente a un’iniezione di capitale nell’ordine dei 50 miliardi di dollari.

Il filantropo indiano Tej Kohli intende contenere e ridurre significativamente la diffusione della cecità corneale, attualmente particolarmente presente nei paesi in via di sviluppo dove è causata da malattie infettive, come il tracoma, da infezioni batteriche e carenza di vitamina A.

Kohli riassume l’attività della fondazione che ha creato insieme alla moglie, dichiarando di voler eliminare, entro il 2020, la cecità definita “needless”, ovvero non necessaria, evitabile.

E proprio questo concetto – eliminare un problema non necessario, che in un certo senso non dovrebbe neanche esistere – fornisce una chiave di lettura interessante sulla grande filantropia contemporanea.

La maggior parte di queste organizzazioni, che sappiamo essere guidate da personalità visionarie e ambiziose (fatto testimoniato in primis da ciò che hanno realizzato nel profit) si impegna su problemi che sono già tecnicamente “risolvibili”: vaccinare milioni di persone, distribuire scorte di farmaci donati dall’industria farmaceutica nei paesi meno sviluppati, organizzare milioni di trapianti di cornea, installare milioni di reti anti-zanzare e via di questo passo.

Problemi per cui la soluzione esiste, ma, per diversi motivi geopolitici ed economici, nessuno l’ha ancora applicata.

Si tratta solo di poter dedicare a queste sfide una enorme quantità di denaro, capacità organizzativa e risorse umane, ma il risultato è praticamente assicurato.

In altre parole, essere visionari e non aver bisogno di ottenere un ritorno economico, non significa essere disposti a imbarcarsi in progetti in cui la prospettiva di impatto è poco chiara. Tutt’altro.

E la ricerca scientifica che posto ha in tutto questo?

In realtà, applicare il concetto di “doable” può essere molto utile allo sviluppo dell’impresa scientifica, sia per il ricercatore sia per l’ente finanziatore.

Anche una sfida scientifica guidata da una visione molto ambiziosa, come curare una malattia negletta o molto rara, può, e deve, essere sempre ricondotta al prossimo passo “fattibile”: il progetto che ha solo bisogno di fondi e risorse umane per determinare un reale avanzamento.

 

Fonti

https://www.forbes.com/sites/andrewcave/2017/08/01/jeff-bezoss-new-problem-how-to-change-the-world-again/#3c4596be5562

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